SOLECHESORGE

ti ringrazio perché non sono come gli altri

Aggiornamento: 23 ott

Che bella preghiera! Ringraziare perché non si è come gli altri. Ringraziare un dio ignoto (fato, destino, caso…) e ritenerlo complice di un “successo” che metta l’io al centro di un mondo basato sulla capacità del fare e del produrre. Escludendo gli altri. I rimanenti, i resti, Lc usa due volte questo termine che viene tradotto con altri. Che squallida cultura dello scarto!


A ben guardare però il fariseo, che forse troppo pregiudizialmente viene giudicato come falso e ipocrita, qui, in questa parabola, Gesù ce lo presenta come un uomo giusto, veramente giusto: non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.


Non è ladro, non è ingiusto, non è adultero, non è truffatore e taglieggiatore e corrotto, sa avere un autocontrollo valido e valoriale, paga le tasse! Eppure quest’uomo chissà perché mi infastidisce: è perfetto! Ce ne fossero cittadini così!


La questione grave è che lui si sente dio, il suo io è elefantiaco al punto che al mondo c’è lui e gli altri uomini sono “i resti”. Lui si percepisce dio. E di questo ringrazia io-dio. Un dio qualsiasi opportunisticamente collocato in qualsiasi centro religioso del mondo. In qualsiasi epoca.


Che abbia sbagliato, un uomo così perfetto, a fare centro? Probabilmente. Prega Dio e non lo conosce. Il “tu” a Dio non prevede per lui una reciprocità. L’io parla solo a sé stesso. Null’altro. Un soliloquio in cui ascolta solo sé stesso. Un soliloquio che gli è utile solamente per aumentare la dismisura del sé. “L’esattezza è una truffa, un fuoco fatuo, un fantasma” (A. N. Whitehead). Il fariseo esclude dalla sua esatta vita Dio e l’uomo!


Invece Dio ascolta il grido del povero (cfr Sal 34,7) e dà a chi bussa (cfr Lc 11,10). Così com’è. Nella condizione di peccatore. Di chi vorrebbe essere diverso e non lo è. “Video meliora proboque, deteriora sequor” già sosteneva Ovidio nelle Metamorfosi e Paolo scrive “io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Romani 7,18-19). E il Dio di Gesù è lì ad ascoltare il peccatore. A darsi al peccatore.


Il pubblicano invece, ecco l’incipit per lo sguardo diverso sull’umanità, è l’invece di Dio. Il pubblicano invece, per una svolta esistenziale, mette al centro della sua pessima vita la necessità di una verità relazionale. Non vuole truffare Dio con elenchi né di successi né di peccati. Chiede di essere “in modo unico e univoco”, così com’è accolto dalla misericordia di Dio: abbi pietà di me, come dire ho bisogno di te. Dio ascoltami!


Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato. Che cosa ha sottratto al suo peccato per essere giustificato da Dio, a differenza di un uomo pio e corretto? E poi ha smesso di essere pubblicano? Ha smesso di peccare, ha promesso che non lo farà più? La parabola non ce lo dice. La parabola, meraviglioso Dio, ci dice che Dio l’ha amato così. Piccolo o grande peccatore, in fondo al tempio, periferico anche al culto, è amato per amore. Scelta controcorrente di Dio.


Si convertì? Certamente colse che, per vivere, è necessario stare nella verità di una relazione, senza truffare. Per vivere è necessario riconoscere il “tu”. È necessaria la relazione con Dio e con gli altri. Crescendo nella comprensione del noi. Adultità. Io sono se tu sei senso per me.


Pubblicano e fariseo, non sono forse le due anime della nostra personalità, mistero di luce e tenebra impastati nella nostra carne? Senza promettere cambiamenti inverosimili, il pubblicano fu amato. Accolse la misericordia senza comperare meriti. Ringrazio Dio perché sono come gli altri uomini? Quale parte di me vuole amare così?





XXX domenica del tempo ordinario

(c)

23.10.2022



Acclamazione al vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,

affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)

Alleluia.


Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.


Dal vangelo secondo Luca

Lc 18,9-14


In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


Parola del Signore.


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