SOLECHESORGE

suo padre lo vide ebbe compassione gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò

Aggiornamento: 27 mar

Ritrovare

la dirompente imbelle forza

di un abbraccio,

di un bacio,

di una materna passione.

La compassione

(Lc nel vangelo ce la scrive come un’azione femminile-materna),

quella nostalgia fondamentale

di empatia,

per accorgersi che

l’egoistico generalizzante autocentramento,

raccolte tutte le sue cose,

che aveva portato ad una bestialità distruttiva,

è sciolto dall’amare di un uomo.


La maternità di Dio Padre

(papa Giovanni Paolo I).

Il padre-materno

sempre pronto a correre per la gioia della festa.


Abbracci e baci nel silenzio di un perdono,

accreditato fin dalla partenza,

quando ancora era lontano,

accreditato fin da quando

“Sei tu che mi hai estratto dal grembo materno,

mi hai protetto fin dal seno di mia madre;

a te mi sono appoggiato fin dalle viscere materne,

dal grembo di mia madre

tu sei il mio Dio". (Sal 22,10-11)


Abbracci e baci per sentire nella carne

veramente

la prossimità di Dio,

la prossimità dell’umano.


IV domenica di quaresima -laetare-

anno c

27.03.2022

dmc

Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-3.11-32


In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Parola del Signore.



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