SOLECHESORGE

rabbì, quando sei venuto qua?

L’anticipo di Gesù, sempre sorprende: quando sei venuto qua? Signore com’è che ci aspetti sempre giocando d’anticipo? Non siamo abituati, meglio non ci abituiamo a tanta generosità…


Sempre in anticipo ci ha accolto così com’eravamo e come siamo, grande folla (indistinta, cioè eterogenea), ci hai fatto sedere sull’erba, ci hai sfamato a sazietà, ora lo inseguiamo per aver ancora soddisfatto in nostro “benessere”, occidentalis Karma canta Gabbani, e lui ci attende e ci anticipa con un discorso importante (è il maestro di vita), liberatorio (è il liberatore), significante (è il redentore), trascendente (è il dio disceso).


Ora, però prima di ascoltarlo, lo inseguiamo perché egoisticamente vorremmo la soluzione miracolistica: avere senza essere. Avere senza coscienza di essere.


Avere il pane senza essere pane, cioè ottenere senza fatica ciò che, invece, con caparbietà e con determinazione potremmo essere: dono per. Per gli altri. Ma una volta ricevuto il dono dobbiamo sganciarlo dal nostro possesso e capire il perché ci è stato donato.


Per interiorizzarlo, per portarlo a conoscenza della nostra individuale coscienza, per renderci conto che siamo chiamati alla vita per vivere relazioni umane e fraterne, per consapevolizzare che abbiamo necessità di tradurre la nutrizione corporale in nutrizione intellettuale. Nutrizione di senso, carità intellettuale diceva Rosmini “aiutare la coscienza degli uomini di oggi a recuperare il senso globale e trascendentale dell’esistenza”.


Alzando sempre il livello dalla fame istintiva alla fame di umanizzazione infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Vita di pienezza come essenza del mondo, per amarlo, il mondo, così come e ci è donato, come pane che si consuma, nella sua fragilità e custodirlo per una vita integralmente integrata.


Tale è il segno del pane e tale è la parola che specifica il segno del pane: pane di Dio che discende, Parola di Dio che irrora di rugiada di senso la vita umana, la vita del creato e tutto ama.


Gesù questo dice alla grande folla, a tutti, uomini e donne, giovani ed anziani, sani ed infermi, di differenti culture, di differenti sette, di estrazioni sociali diverse: insomma parla ed offre il suo balsamo di senso ad ogni realtà, mantenendo il pluralismo che è espressione dello spirito dinamico, che crede nella comunione e nel raggiungimento dell’unione.


Questo discorso di Gesù sul pane di vita col suo stile aperto, a prescindere, sulle realtà de facto infraumane ed infrastoriche, se condotto avanti correttamente da noi discepoli cercatori di senso ed uditori della parola (K. Ranher), dovrebbe iniziare con un forte riconoscimento della giustizia, che “è misura minima della carità” (s. Paolo VI), ovunque essa è presente, e culminerebbe nell’amore-carità, che sta, come dice san Paolo ai corinti, al di sopra di tutto.

Questo fa Gesù e questo insegna Gesù. Fa sedere la folla donandole dignità, la nutre donandole sazietà, la ammaestra donandole il senso della condivisione, la libera donandole libertà. Libertà che è la grazia di capire che l’umanità è tale e vera quando spezza condivisione, quando non insegue sirene che millantano gloria, quando comprende la giustizia come forma di amore e di pace.


Insegnamento dato da una parola che nutre. Qualcuno preferirà a questa sazietà il rifiuto-digiuno, Gesù chiederà «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». (gv 6,67-69).


Intanto il dono prezioso anticipato di Gesù continua e noi chiediamo: rabbì quando sei venuto qua?


Buona domenica.

domenica XVIII - anno B

dmc 01.08.2021

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)

Alleluia.

Vangelo

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore.





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