SOLECHESORGE

poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie

L’accademia degli “esperti” sadducei distilla un caso grottesco, una donna presa e avuta, come un oggetto senza identità e senza dignità, da sette fratelli, pretendendo che il “predicatore di successo”, arrivato dalla Galilea a Gerusalemme e per giunta dentro al loro “indistruttibile” tempio, sappia risolverlo.


Il laico Gesù stava corrompendo come un tarlo la fede certa e pietrificata dei loro padri. Andava messo alla berlina e sconfitto.


La resurrezione alla quale i sadducei -la casta sacerdotale che gestiva il potere religioso, comminava pene e cogestiva il potere politico con Roma imperiale- non credevano e “non volevano” credere, era motivo di dibattito acceso con chi invece timidamente voleva crederlo, come farisei e scribi.


I sadducei, coloro che fanno del potere la loro condizione di vita, rendendo peccaminose qualsiasi istanze di mutamento o di aggiornamento. Il fissismo come certezza. La legge come diritto divino ad alienare l’alternativa. In nome di Mosè. I sadducei derivavano la loro teologia e la loro giurisprudenza solo ed esclusivamente da cinque libri biblici -Pentateuco-. In nome del Dio altissimo non riconoscere la donna come creatura, anch’ella immagine e somiglianza dello stesso Dio creatore.


Allora, la questione posta all’itinerante predicatore di Galilea ha necessariamente la funzione di emarginare ancora una volta gli uomini (utopisti) che desiderano il mondo dell’altrimenti: ma in questo caso è Dio stesso, è il vero uomo e vero Dio Gesù. Derisione per il pensiero differente: quello di Dio. Disprezzo per chi offre all’umanità la speranza per una svolta.


Gesù risponde, non si tira indietro, non gli importa la critica polemica. Mostra la sapienza della conoscenza profonda della Scrittura, proprio quella dei padri, quella fondativa della storia di Israele.


Gesù risponde e cita la loro teologia alla luce del mistero di comunione con Dio e non con la severa separatezza che vuole il sacro (giusti) ed il profano (peccatori). Cita Mosè ed il suo dialogo, personale, vivo ed illuminante con la Presenza nel roveto ardente e cosa da quella voce visibile e divina si plasmava: il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.


Dio si rivela, si manifesta, si fa voce e dice che lui è il Signore della relazione, il Dio di: con i vivi, con i viventi. Lui dei mortinon sa che farsene. A lui interessa l’uomo, l’umano e la relazione con quest’ultimo. Solo la relazione, che è l’esperienza che ogni uomo e donna hanno, dà la pienezza della vita. La pienezza di Dio. Questo per Gesù è generare per l’eterno. Sapersi amati per amare. Fin dal grembo materno, si vive l’essere in relazione. Divenendo figli della resurrezione.


La resurrezione è attivare processi di permanente relazione. Fino a quando nella morte Dio donerà il suo perdono eterno per accogliere i morti e risorgerli nella vita senza più tramonto. La resurrezione completamento dell’eucarestia. Vita donata. Vita del Dio vivente. Per me, per te.




XXXII domenica del tempo ordinario (c)

06.11.2022


Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia. Gesù Cristo è il primogenito dei morti: a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. (Ap 1,5a.6b) Alleluia.


Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 20,27-38 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Parola del Signore.


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