SOLECHESORGE

padre Abramo abbi pietà di me e manda Lazzaro

Aggiornamento: 26 set

Preghiere postume e inabilità ad amare. Prossimità fisica e lontananza relazionale. Il ricco ha vicino a sé il povero Lazzaro e non lo vede.


La strafottenza del superbo ricco, indefinito ma circostanziato nella sua indifferenza terrena, vuole avere la meglio anche su Abramo ed ordina a quest’ultimo di comandare ad una, per lui, precedentemente ignota ed invisibile persona stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola di servirlo ed aiutarlo nella sua sete.


Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta (Pvr 21,13). Il ricco, che prega (nelle liturgie pubbliche e fastose) e che conosce Abramo (lo chiama padre), non conosce e non riconosce la vita di un altro uomo, il ricco è umanamente ateo, ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me(Mt 25,45). Il povero Lazzaro per lui non esiste. È l’egoismo della ricchezza che svuota la bellezza del creato. Non lasciando briciole


E diviene un grande abisso. Una briciola spalanca un abisso. Grande. Incolmabile. Quanto tempo abbiamo sulla terra, nella vita che corre e scorre per recuperare briciole e colmare, invece di provocarli, abissi di menefreghismo, di autonomie politiche e politiche autarchiche, di furti finanziari a discapito del povero affamato?


Abbi pietà di me: ma è egoismo?


Ricordo le parole di Elie Wiesel: prendi posizione, la neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.


Porpora e lino finissimo, se indossati solo per sfarzo senza coprire le nudità di chi ne avrebbe bisogno, non conducono nell’abbraccio paterno e consolatore di Abramo. Abramo accogliendo nel suo seno (Lc scrive proprio così) Lazzaro nudo, coperto di piaghe, ci dona la profondità della tenerezza di Dio.


Il padre Abramo rinnova continuamente alle coscienze, sensibili e comprensibili, che la vita è degna nella misura in cui risulta piena della smisura per la cura a. Continuamente. Il seno di Abramo culla della concretezza per divenire discepolo nuovo.


Ma a questo punto mi chiedo: sono il ricco anonimo o sono Lazzaro povero? O entrambi?


A me fariseo è continuamente offerta la possibilità di convertirmi al prendermi cura dell’uomo, per convertirmi a Dio-Amore. La vita credente allora diverrà accoglienza in sé stessi della vita dell’altro.


Nel suo tempo terreno Lazzaro ha ricevuto i suoi mali, dovuti alla colpevole indifferenza del ricco, ora gode di un abbraccio d’amore e di dignità eterno. È consolato.


Lazzaro mi urge ancora. Lazzaro mi brama ancora. Sono “costretto”, se ancora oggi dico Padre nostro, a sentirlo, a vederlo, a sfamarlo, a cullarlo, a consolarlo, a portarmelo in seno.


Esperienza di comunione. Esperienza di Dio. L’eternità adesso.



XXVI domenica del tempo ordinario – anno c

25.09.2022



Acclamazione al vangelo

Alleluia, alleluia

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,

perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. (2Cor 8,9)

Alleluia


Vangelo

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.


Dal vangelo secondo Luca Lc 16,19-31


In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


Parola del Signore.


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