SOLECHESORGE

Non sia turbato il vostro cuore

Ben ritrovaTe e ben ritrovaTi, che bello, oggi il Vangelo si apre, per noi, in questa V domenica di Pasqua, con una consolazione grande da parte del nostro “unico pastore” il Signore Gesù.


Bello davvero che il nostro cuore, affaticato dal lockdown e dalla ridda di comunicati e decreti, possa sentirsi dire: non sia turbato. E sapendo che ce lo sta dicendo mentre da lì a poche ore andrà a morire, per me già questo è magnifico. Non sia turbato.


Mission impossible.


No, atto di amore concretizzato e realizzato nella speranza.


Non sia turbato, non abbia dentro di sé subbugli e terremoti provocati da chi, forse, non vive la speranza, come dimensione di mobilità dell’anima, abilitante a realizzare gesti e segni di presenza; ma invece proclama la speranza come evanescente sogno di futuri anteriori, mai sperimentabili e sempre, nell’emergenza, rinviabili.


Non sia turbato, abbiate fede in me. Ecco il secondo imperativo “categorico”, per dirla con Kant, Gesù ci incita ad aver fede in Lui. Fede che è libera da condizionamenti dottrinali, quindi solo libera…


io sono la via, la verità e la vita.


Il Papa, da s. Marta (come ormai ci ha abituato ogni mattina), ha presentato le chiavi personali e culturali che chiudono il nostro accesso alla fede, definiti “atteggiamenti previ”. Atteggiamenti “anche per noi, che siamo nel gregge di Gesù. Sono come “antipatie previe”, che non ci lasciano andare avanti nella conoscenza del Signore…ricchezze, rigidità di cuore, accidia, clericalista, spirito mondano…”.


Tutto ciò ci anticipa, privandoci della libertà di scegliere e di entrare in confidenza con la giusta misericordia divina: che è pace nella Verità della libertà.


Attraverso la Verità avere in Lui la Pace, stare nella Sua Pace, abitare la Sua Pace è cifra di accoglienza piena di umanità: che sa ricevere, come dono, ogni accadimento della Vita in una prospettiva sempre di generatività comunionale. Ma come al solito, con un’antipatia previa pregiudizievole, penseremmo di essere dei bifolchi, ignari delle loro potenzialità e delle loro autonomie, se dessimo credito a questa Via; un po’ debitori di Nietzsche, pensiamo ad un oscuro bigottismo che ci rende sudditi lobotomizzati, quando diciamo credo, mentre viceversa offriamo, primariamente a noi stessi e poi agli altri, la fragile (che si spezza al primo urto) opzione di spostare il punto focale d’osservazione sui fatti secondo un altro livello interpretativo.


…non sei un uomo, …sei un fanatico credulone, …queste sono fiabe, la vita è un’altra cosa, …non sei un superuomo …come fai a fidarti dei sacerdoti…


S. Ildegarda di Bingen (mistica tedesca del XII sec. e dottore della Chiesa) così racconta: “Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello …perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio... Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità… immagine che rappresenta la Chiesa… o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali… è stato detto: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”.


Impressionante vero? Ferire Cristo è ferire l’umanità ed il creato: diremo tra poco nel Credo “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”.


Ora importante capire, che tutti, io con Voi, siamo sacerdoti -tutti lo siamo in forza del battesimo- e che tutti siamo chiamati a essere splendore di verità: questo ci dona e ci chiede in cambio la fede.


Ma il nostro sitz im leben -stare nella vita- non è forse uno stare liminale? Non è forse, stando sulla soglia, che ci è permesso di osservare il dentro e il fuori, la luce e le tenebre, il peccato e la grazia, il passato e la profezia divenendo, ad un tempo, sacerdoti, mediatori dialettici di incontri graziosi e grazianti, e pontefici -costruttori di ponti-, mediatori di passaggi tra le epoche che sempre si rinnovano? Non è forse, stando sulla soglia, come sentinelle del mattino che possiamo indicare l’aurora che rischiara ogni buio?


Certo, anche in questa condizione liminale, la critica contro ed apologetica, come han fatto con Gesù gli “illuminati” dottori della legge e le autorità politiche e religiose del tempo, si scatena: ond’io,…/ in grige chiome/ oggi ti canto, o re de’ miei verd’anni,/ re per tant’anni bestemmiato e pianto,/ che via passasti con la spada in pugno/ ed il cilicio/ al cristian petto, italo Amleto.


Abbiamo tutti riconosciuto il Carducci, che ricorda -oggi ti canto- Carlo Alberto nella condizione liminale, italo amleto, dileggiato ad intra e ad extra, ma traghettatore in nuove libertà; per la cronaca anche all’allora Paolo VI -oggi santo- voci calunniose a lui vicine lo apostrofavano tale: italo amleto, ma tant’è l’essere di uomini che sanno stare sulla soglia e liberano.


Prendo coscienza di questo e già mi acquieto, il mio cuore non è più turbato, il mare in tempesta che tanto ha sbattuto la barca, nulla ha potuto.


Credo alla Tua Parola, Signore, Io sono la via, la verità e la vita, oggi più che mai cammino in Te per la Tua vita vera. Sento il bene dentro, sento che Tu mi hai preparato un posto sicuro, non vagheggiante, e non giochi con la mia vita. Non mi mostri, come da giorni accade in notiziari e giornali circa i servizi economici, solo banconote da 200€ (chi tra noi ne ha, abitualmente, nel portafoglio come fossero 10 o 20€?, ma quando mai?): ecco qui trovo la capacità menzognera di un potere che continuamente illude e fa agognare ciò che non sei e non hai; altrimenti detto: idolo.


Tu, Signore sei per me vita che vivo, a volte nel buio del sabato santo, a volte nell’alba della resurrezione, ma comunque e sempre nella verità della via salutis. In questo tempo dilatato di chiusura sociale e comunicazione rafforzata, di privazioni festaiole e relazioni intime, di assenza ritualista e presenza dello Spirito, si amplia lo spettro della ricerca della verità in queste ambiguità, che leggiamo immediatamente equivoche, che, invece, possono significarci la permanente dualità della vita: et, et e mai aut, aut, possibilità e mai esclusività.


La Tua voce che oggi ci dice non sia turbato il vostro cuore, ridà slancio per ri-cordare (portare al cuore) nella con-cordia (cuori insieme) la gratuità della Tua prossimità.


Speranza anticipata, “utopia concreta” (E. Bloch, Principio Speranza).


Tu vivente.


Tu.


Buona domenica.


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