SOLECHESORGE

non può essere mio discepolo

Odio e amore, ponderazione e impreparazione. Affetti e scelte, competenze e leggerezze. E poi la rinuncia a tutto ciò che si ha. E poi essere discepolo.


Ancora una volta messi di fronte alla radicale opzione evangelica: sequela o finzione? La radicalità che abita il più di: se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami gli affetti intimi e familiari non può essere mio discepolo. Divenire discepoli in un itinerario di sovrabbondanza di amore: più di quanto ami.


Siamo chiamati a trattare le cose di Dio, che trasfigurano la nostra realtà senza far perdere l’identità, come il roveto ardente che brucia sì ma non si consuma. Francesco esultò nel Cantico delle creature dicendo “laudato sie, mi signore, per frate focu, per lo quale ennalumini la nocte: et ello è bello e iocundo et robustoso et forte” e penso che descrivesse il discepolato come fuoco che arde potente, non consuma le relazioni, non le “odia” ma le rende più belle, gioiose/giocose e robuste e forti. Il più di.


Il Maestro della vita, il Signore della vita ci chiede, senza imposizione, la scelta libera del più di quanto. Questo è fuoco che brucia i sentimentalismi, le infantilistiche emozioni, le “sacre rappresentazioni”; questo è fuoco che brucia l’io per lasciare spazio a Dio.


Tre volte a dirci: non può essere mio discepolo. Fino alla fondamentale scelta di rinuncia a tutti i suoi averi: rinunciare non alla gioia (la fede nel Cristo è la pienezza della gioia: rallegrati piena di grazia il Signore è con te! (Lc 1,28)), ma perdere la propria vita, rinunciare al mostro grande del sé, tutto ciò che uno ha, per essere spazio/grembo per la vita di altri.


Perdere tutto per essere il tutto di un discepolato di libertà. Così chiunque, una finale causativa e generica per essere discepolo. È una scelta, è la scelta eminente: è la scelta di uomini e di donne che vogliono comprendere che, la vita di fede, è una risposta ad una scelta di Dio, io vi ho scelti (Gv 15,16), il quale ha già operato nella storia personale di chiunque perché sia discepolo. “Lui è disceso e mi ha preso” (Simone Weil), contatto personale con Dio tale da diventarne sua proprietà.


Sequela che diviene presa della propria croce e che quest’ultima, ricorda santa Edith Stein, è una scienza, e come scienza ha la sua epistemologia, ha le sue regole razionali e logiche, ha le sue sperimentazioni. Una scelta che diviene risposta e che, necessariamente, sarà ponderata, ragionevole, meditata siede prima a calcolare, siede prima a esaminare; la risposta sarà poi “il tuffo” (card. Martini) nella fede alla sequela. Di Cristo: pienezza di ogni speranza.


Il discepolo allora è, costitutivamente, colui/colei che saprà anteporre la spogliazione di sé stesso per essere proprietà di Cristo: mio discepolo.


L’alternativa: o discepoli “servi, non padroni della verità” (Avito di Vienne), perché si perda tutto ciò che si ha per essere vivi, o maestri di tatticismi per ottenere il plauso del successo umano.


L’alternativa è radicale. Le radici le nutre lo Spirito. Concime di umanesimo. Il vangelo: via alla croce “nella speranza nuova” di servire le sfide del presente, ambito di prova del discepolato.


Buona domenica.





XXIII domenica del tempo ordinario

dmc 04.09.2022


Alleluia, alleluia. Fa' risplendere il tuo volto sul tuo servo

e insegnami i tuoi decreti. (Sal 118 (119), 135) Alleluia.


Vangelo

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 14,25-33 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».


Parola del Signore.



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