SOLECHESORGE

Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele

Buona domenica a Voi e benritrovaTi, vorrei subito iniziare con una strofa di una canzone: il modo in cui sorridi e mi tocchi/mi accende sempre il cuore/le tue labbra sono come un fuoco/bruciando attraverso la mia anima/e la gente mi chiede da dove vieni/vogliono davvero saperlo/oh, anima mia, è una lunga strada/da dove vieni, è lunga… (Fireball - Deep Purple).

Forse capiremo perché.

Oggi, nella III domenica di pasqua, ci confrontiamo con la liturgia che ci parla di cammino di liberazione e di resurrezione.

In particolare il vangelo di Luca, attraverso i discepoli di Emmaus, sottolinea la forza dirompente dell’incontro con il Risorto che è liberazione dalle angosce e dalle paure, dalle fughe e dalle illusioni.

Luca racconta di due uomini Cleopa e un altro -forse io/Tu-, che camminavano; un cammino strano, d’istinto sembra essere un ritorno frettoloso verso la casa -Emmaus- da cui eravamo partiti -io/Tu- per seguire Gesù: gli eventi degli ultimi tempi hanno mostrato che Gesù ha fallito, è stato annientato crocifisso e sepolto, ha tradito le nostre attese mondane di libertà. Quindi cammino di fuga, di allontanamento. Non credo più! non vado più a messa!…

Ma il verbo usato dall’evangelista, in greco, significa il cammino del fedele che va a pregare al tempio, è il verbo che dice di desiderio di preghiera e non di fuga. È il verbo del quotidiano ricercare oltre.

Allora? Allora la faccenda si complica…

Mentre conversavano e discutevano insieme, di fatto stavano facendo un’omelia: questa parola usata nel gergo comune ha un etimo incerto, i Padri della Chiesa la definivano atto di amore, atto del cuore; proprio così, i due di Emmaus stavano parlando al e col cuore, cor ad cor loquitur (beato Newman), e giunge Gesù, nelle vesti di un viandante a camminare con lo stesso passo, con lo stesso intento, a condividere le loro attese disattese: ascoltandoli ama già.

Certo loro hanno un dolore dentro, noi speravamo che egli fosse, in loro illusione e delusione hanno il sopravvento, ma proprio qui l’errore di fondo, errore valutativo sul Messia Gesù: illusione e delusione derivano dal latino ludo cioè giocare, seguire Gesù non è un gioco in cui entrare -in- o uscire -de-: Gesù non è un pavone vanitoso (espressione di papa Francesco -omelia s. marta- relativa alla ricerca della vanità di persone di chiesa) che segue la gloria del mondo, ma Umile Servo che indica il mondo della Gloria. Luminoso Dio.

Loro stanno allontanandosi da un futuro vero: il futuro non è una giocosa fantasia come troppe volte mi capita di credere, è vita nella sua complessità relazionale, esperienziale, spaziale e temporale -abbandonano Gerusalemme da undici kilometri-, ed ideale -noi speravamo che…- perciò Dio viene, per camminare nel quotidiano morire per rigenerare futuro.

Parlò a loro e spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui, non senza strapazzarli, stolti: ancora una volta Luca ci sorprende usando un termine indicante la perdita di coscienza, l’incapacità a ragionare: date ragione della speranza che è in voi dirà s. Pietro. Con questo incontro fede e ragione recuperano il camminare insieme nella speranza. È la grammatica dell’amore, anzi la drammatica dell’amore: insieme, anche contestandosi, ma insieme, anche “contestando” Dio, ma insieme.

Finalmente il cammino si ferma, Egli entrò, attenzione semplicemente entrò, non in casa, non in quella casa, ma per rimanere con loro: e spezzò il pane e allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Egli entra nella mia casa quella del cuore, non sentimentalismo deleterio e delirante, ma presenza vivificante e significante l’incontro con…

Con l’Eucarestia, che ci è donata per sempre, ci si aprono gli occhi della fede e riconosciamo il gesto di Amore, ecco allora le parole della canzone: mi accende sempre il cuore/le tue labbra sono come un fuoco/bruciando attraverso la mia anima; non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, questo cuore arde e Lui sparisce, perché io sia Lui: inizia la nuova umanità, senza la falsa immagine di un dio/demone tiranno e giustizialista (idolo) inventata da me, che brucia gli altri al rogo e non brucia dentro me come fuoco vivo.

Lui sparì alla vista -non splendente, non manifesto, non fenomenico/fenomenale, non spettacolare- e noi viviamo della e nella testimonianza, che la vita è un cammino inscindibilmente sincronico e diacronico di amori, lotte, incomprensioni, delusioni, gioie, speranze, dubbi, rabbie, incontri, preghiere, tavole, condivisioni: tutto alla Sua Presenza, viandante con noi.

…e la gente mi chiede da dove vieni/vogliono davvero saperlo/oh, anima mia, è una lunga strada/da dove vieni, è lunga…

È vero per me la strada è lunga, oltre quegli undici kilometri. Quanti incontro e mi chiedono: ma il Signore da dove viene? chi è? perché sta zitto? sembra che non ci parli più.

Anch’io e anche Tu ci interroghiamo su tanto male e tanta sofferenza, tanto silenzio di Dio: eppure Lui sta camminando con noi, giornalmente ci spiega, nella Sua Parola, qual è la proposta per vivere la bellezza del mondo; giornalmente si dona, nel Suo Corpo, per nutrirci del Suo Spirito.

Sono sordo e incapace a vederlo?

Fino a che cerco effetti speciali, fenomeni paranormali non Lo ascolterò e non Lo vedrò. Quando mi accorgerò, e mi accorgo, che mi brucia il cuore, cioè non sono più indifferente davanti alla Sua Parola e all’umanità, allora Lo ascolterò e vedrò.

Grammatica della resurrezione e della conversione: partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme; sapere ritornare per cambiare.

Drammatica dell’amore. Oltre gli undici kilometri, è una lunga strada.

Futuro aperto.


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