SOLECHESORGE

lo Spirito della verità

Buona domenica Amiche e Amici, ancora insieme attraverso questo appuntamento con la Sua Parola, che sempre ci disarciona e sempre ci rimette al galoppo.


Oggi attendiamo la pienezza del dono pasquale: lo Spirito Paraclito, parakletos, colui che, nella lotta, sostiene, conforta, difende (avvocato); lotta non elusa e/o edulcorata bensì affrontata, lotta che è parte essenziale della vita.


La stessa lotta, la stessa vita che Gesù ha intrapreso, non l’ha evitata, l’ha incarnata, l’ha resa storia, l’ha resa verità: Lui stesso s‘è fatto paracleto (nella cultura ebraica non esisteva l’avvocato durante un processo che ti difendesse, ma almeno un testimone di evidente valore etico, che, senza parlare, ti affiancasse e la sua presenza confortante era prova di benevola verità), appunto testimone a me vicino.

Mentre sto pregando proprio questa omelia, mi telefona un’amica e mi dice: “non ce la faccio più, sono sempre io a dare, tutti mi chiedono e nessuno mi aiuta”; forse già questo manifesta la forza intima dello Spirito, che a qualcuno tra noi, nella varietà dei carismi, profonde senza misura la capacità di dare; Le rispondo che si chiede sempre solo a chi sa dare, inutile chiedere ad un cuore chiuso, ad un incapace di vita -nemo datur quod non habet-, nessuno può dare ciò che non ha.


Saper riconoscere in sé il dono del dono è già molto liberante: essere paracleto per chi non ce la fa.


Duro da digerire. È lotta.


È verità la lotta per essere paracleto, per avere paracleto?


Verità nella vita, della vita, per la vita: Spirito della vita, soffio dell’essere, plasmante la trasparenza di ogni relazione, perciò vera, perciò lotta. Un tutt’uno: Spiritoverità.


Spiritoverità che sostiene nella solitudine, quanta sperimentata in questi tempi, Spiritoverità donatoci per non soccombere.


Spiritoverità, tant’è però che vogliamo farci avvocati di noi stessi, talvolta in un delirio di razionalismo, rifiutando ogni aiuto che dall’esterno di noi stessi arriva: Spiritoverità arriva come presenza gratuita, inattesa ed inaspettata -lo Spiritoverità soffia dove vuole- e questo ci infastidisce; quasi fossimo fabbri, fabbricatori meccanici di realtà solo solide, scientiste non scientifiche, sperimentabili solo da un’emotiva razionalità.


Vogliamo difendere le nostre posizioni, i nostri avamposti, sostenere da noi stessi le nostre linee difensive, i nostri culti. Non saper dare.


E chi non sa dare? Alla scuola dello Spiritoverità imparo a rendere presenti gesti e fatti “materni”, evidenziando plasticamente la Sua presenza, offrendo la possibilità “di imparare ad imparare” ad accorgersi che c’è un’altra possibilità nella vita: la verità dell’Amore, Spirito Paracleto, presenza eternizzante ed attualizzante di ogni possibilità, amore donatoci.


Chi non sa dare, può imparare, non è uno slogan, è la concretezza della conversione, saper cambiare: questa è la bellezza della generatività della verità, gradualità del cammino.


Cammino della fede nella Fase2: ripristinare gli avamposti social-religiosi o percepire la presenza sconfinata dello Spiritoverità che mi abilita a pregare come Gesù prega? Come al solito ci aiuta l’esegesi (lo studio biblico) e scopriamo che il verbo usato per dire pregare ha la stessa radice di eros, cioè la preghiera di Gesù al Padre per noi è puro amore intenso, corporeo, fisico, sensoriale, sensuale…


Quindi, per la proprietà transitiva, eros è preghiera?


Probabilmente, se amassi la/il partner come altro da me, non il mio possesso, non io il centro ma io totalmente decentrato, svuotamento di me stesso perché l’altro sia e sia pieno di vita, sì!?


Imparare a pregare così in Spiritoverità, non con ritualistico folklore, forse non ci convertirebbe?


Non ci convertirebbe ad una vita fedele?


Le estasi di Teresa d’Avila e delle mistiche tedesche Matilde, Gertrude, Ildegarda; le “passioni ispirate” di Brigida di Svezia e di Caterina da Siena; l’ardente amore di Chiara d’Assisi e di Faustina Kowalska; l’abnegazione di Giovanna de Chantal; le stigmate di Paolo e di Francesco d’Assisi; l’amore nel povero di Vincenzo de’ Paoli; la politica di Tommaso Moro e di Mahatma Gandi; la materna morte di Giovanna Beretta Molla; la schiavitù di Bakhita; l’afferro di p. Mariano Magrassi; il pedagogico metodo di Giovanni Bosco; il perdono di Leopoldo Mandic; l’abbraccio sempre mancato di Bernadette Soubirous; il cuore pensante di Etty Hillesum… non sono forse preghiera d’amore?


“Penetra la scorza che ancora sfugge al tuo dominio” (M. Delbrel), essere creta plasmata spiritualmente e non vasari plasmanti ocarine stridule, ci convertirebbe: dall’amore di se stessi (materialismo possessivista) all’Amore (Dio Spirito) -empatica compassione- per l’altro.


Da strumenti striduli di antipatie a sinfonici armonizzatori di empatie, da isole d’indifferenza ad arcipelaghi di con-passione


Gesù Signore, pura empatia (soffrire nell’altro), donami il Tuo Spirito Paraclito, per godere della vita dell’altro, non chiedendogli di cambiare dicendo in modo ricattatorio “perché ti voglio bene”, ma cambiando il mio essere presente prossimo ad esso, in esso.


Armonia di pazienze.


Paracleto.

Prima Lettura

Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli (At 8,5-8.14-17)

Salmo Responsoriale

Dal Sal 65 (66)

R. Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Seconda Lettura

Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1Pt 3,15-18)

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,

e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)

Alleluia.

Vangelo

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

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