SOLECHESORGE

Io sono la Porta

Da quante porte siamo passati nella nostra vita? Quante volte siamo entrati e usciti? Abbiamo mai fatto il conto? Neanche un matematico riuscirebbe a calcolarlo. Eppure c’è un Uomo che mi dice di essere Lui il serramento fondativo e fondamentale per ogni passaggio.

Gesù, come sempre ci chiama a sfondare le barricate delle nostre pie devozioni e salde convinzioni: Lui, Dio, dice che è una Porta, la Porta. Scandalo.

Lui è Pastore e Porta e voce.

È la Porta usata dal Pastore per condurre al pascolo e ricondurre all’ovile le pecore. È la Porta che è spalancata, dal portinaio, alla voce del Pastore.

Il Pastore di cui conosco la voce, chiama una per una le pecore ma, di più, Lui conosce la mia: anni fa, durante il viaggio apostolico di s. Giovanni Paolo II a Seoul, il cronista disse, mentre il papa celebrava la s. messa per quasi due milioni di persone, “ad ognuno arriva la Parola, solo per lui”.

Ecco la deflagrante e debolissima forza della Sua voce, arriva ad ognuno, per se stesso, ed è conosciuto perché conosce.

A questo punto potrei aver un senso di rifiuto, sentirmi dire “pecora” lo trovo offensivo, io non sono una pecora sono una persona libera e autonoma, non l’animale simbolo di codardia; ma la similitudine, nel mondo della pastorizia significa intimità, prossimità, cura. Gesù mi definisce pecora perché Lui è Pastore, ma, altrove, lascerà dire di se stesso agnello e questi sacrificato, immolato, per togliere il peccato del mondo: peccato, rifiuto dell’amorevolezza dell’altro, cultura dello scarto. Se solo intuissi allora vorrei essere pecora agnello montone: per vedere il volto di chi mi conduce nella vita, per amare.

Quante voci ascoltai, ascolto e ascolterò, certo anche di profeti che indicarono un percorso sociale, ma qual è il profeta, l’umano che parli solo a me?

Che mostri il suo volto a me? “l’epifania del volto” (Levinàs), il volto nudo dell’altro rivelante bisogno e interlocuzione, “desiderio di supremo desiderabile per il desiderio dei colli eterni” (Levinàs), trascendenza pura. Perché questo io voglio. Non maschere.

Quante voci umane, mitiche sirene, che promettono “pace e sicurezza”, benessere economico, wellness alla collettività; ma a me cosa dicono? A me cosa chiedono? A me che maschera mostrano?

Nell’amarcord d’adolescente, la nonna di Lella, mi ripeteva tante volte

ciù in lá l'é tappou -più in là è tappato- (proverbio genovese, ringrazio Carlo che me l’ha trascritto): fermiamoci, fermatevi, cambiamo strada.

Gesù qui diventa duro.

Ciù in lá l'é tappou, oltre Lui, solo ladri e briganti, i quali vengono all’ovile, cioè nella comunità degli uomini, univocamente per rubare e fare sacrifici e distruggere, cioè sacrificano la mia vita per il loro benessere distruttivo.

Magari mi chiedessero un sacrificio, mi rendono sacrificio, mi sacrificano -tale è il verbo usato da Giovanni-, usano il mio sangue, la mia vita, per i loro interessi, mi chiamano consumatore…adesso anche di mascherine: consumatore mascherato per un mascherato mercato consumato.

L'é tappou, fermati hai raggiunto il limite, ma il limite è Io Sono la porta, è Lui Dio che si spalanca perché io “entrare e uscire” (così Giovanni l’evangelista coniuga all’infinito i verbi), appunto all’infinito, per trovare pascolo all’infinito. Nel perdono perdonante, non sette volte ma settanta volte sette: come il Padre, così anche Voi…Bene per me, vita per me.

Gesù ha fatto di se stesso sacrificio per me!

Anche qui potrei trovar fastidio: io non devo dir grazie a nessuno…mi sono fatto da solo…quello che ho è fatica delle mie mani… la fortuna mi ha assistito…

Eppure Lui mi sta mostrando quanto Gli interesso: interesso a Lui per amore e non mi tarpa le ali, mi fa volare alto, come un’aquila i suoi piccoli, perché nel suo amore possa avere la vita bella.

Attraverso le barricate dell’odio e volo alto.

…e in questa terra problematica/la disperazione ci rende forti/i bambini del venerdì sono pieni di spirito/con niente da perdere/c’è tutto per andare/e ora so cosa stanno dicendo/e di una bellezza terribile che abbiamo fatto/così facciamo il nostro amore in terra desolata/e attraverso le barricate…(through the barricades - Spandau Ballet).

Dio, una breccia, la breccia nella barricata. Dio, la Porta spalancata.

Vittoria scandalosa.

Buona domenica.

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