SOLECHESORGE

fatevi degli amici con la ricchezza disonesta


Scomodiamoci pure. Oggi il vangelo ci frulla ancora. Oggi parla direttamente ai discepoli e indica una via di salvezza fuori dal politamente corretto: un amministratore disonesto sa trovare la soluzione ad un’accusa grave rivoltagli davanti al suo padrone e al successivo licenziamento non potrai più amministrare.


Un uomo scorretto, che sperpera la ricchezza altrui, truffa e froda, messo di fronte allo smascheramento sa riflettere sul suo futuro. Una situazione contingente di evidente crisi diviene l’ambito privilegiato per compiere una conversione. Che cosa farò ora che…il vangelo mi interpella?


Incapace di zappare, vergognoso nel mendicare ha la scaltrezza di scontare il debito ad altri: come noi li rimettiamo ai nostri debitori. L’eco del Padre nostro rimbomba nella (in)coscienza dell’amministratore. Accade nel suo presente di accorgersi che i debitori sono persone bisognose di riscatto. Persone che hanno bisogno di uno sconto sui gravami della vita. E dev’essere fatto subito (Lc scrive veloce). Non c’è più tempo per la giustificazione che sono gli altri a sbagliare.


I debitori, mentre prima esistevano per lui solo come fonte di una ricchezza disonesta e li strozzinava, ora scopre che sono amici. Un’economia di amicizia. Una politica fondata sulla relazione. Una politica economica fondata sullo “sconto” di ben-essere che la relazione di amicizia con il fratello produce. Una profezia di futuro.


L’inseguire danari l’ha reso schiavo d’un padrone senza amore, senza affetto, senza ritegno, senza dignità: il danaroappunto. Una divinità senza scrupoli, mammona, che ha la irrefrenabile potenza dell’illudere. Fascino dell’autonomia e dell’indipendenza. E sarà per ogni uomo e donna guerra.


La ricchezza Gesù chiede di condividerla, non la nega. Chiede di amministrarla secondo giustizia, seguendo il principio universale dello spezzare per moltiplicare. Non dell’accumulare (rubare) per scalare elenchi di top ten patrimoniali. Ci aveva già ammonito con il racconto del ricco possidente a cui era stata chiesta la vita. Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? (Lc 12,20).


La ricchezza è la vita. Gesù lo dice chiaramente ai discepoli. La ricchezza è la vita come la sua, “scontata” per gli altri, invece di usarla per distruggere gli altri: come la ricchezza disonesta, come i cartelli di potere, come le lobby d’interesse, come la mafia. “Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio” (d. Pino Puglisi).


L’amministratore che disse tra sé incomincia l’esperienza grande ed unica della conversione. Entra in sé stesso e finalmente ascolta la voce altra. Ascolta la voce differente. Ascolta la Vita ascolta la sua vita e riconoscendo i suoi limiti non so zappare, mi vergogno, scopre che l’infinito sta nel convocare i finiti come lui, i debitori all’apparenza senza possibilità di riscatto. Chiamò ad uno ad uno. Nel suo limite, nella sua crisi perché non potrai più amministrare scopre la relazione ad uno ad uno. Scopre il regno che è amministrato da uomini in relazione di fraternità.


Scopre la liberazione. Scopre la liberazione dalla schiavitù dell’accaparrare. Scopre che lo zappatore, che dissoda ogni crosta di individualismo e di capitalismo sfrenato (quello che per unica legge ha il profitto generato da algoritmi che non riconoscono l’umanità e il suo sangue) è Dio. Dio è lo zappatore che coltiva e dissoda anche la sterilità di Zaccheo, e lui come Zaccheo si è lasciato dissodare.


Scopre che la liberazione passa dall’elemosina fatta al mendicante di vita. Gesù è il mendicante che chiede l’amore. E l’amministratore se ne accorge.


E l’amministratore così rinnovato diviene il discepolo lodato.



XXV domenica del tempo ordinario

18.09.2022

dmc


Alleluia, alleluia. Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,

perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. (2Cor 8,9) Alleluia.

Vangelo Non potete servire Dio e la ricchezza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 16,1-13 In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». Parola del Signore.



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