SOLECHESORGE

ed egli alzati gli occhi verso i suoi discepoli

Dal basso all’alto: Dio ci guarda dal basso della terra verso il cielo di se stesso. Come a dire che lui, da una condizione infima -seduto per terra in un luogo pianeggiante-, ci mostra che i poveri sono da contemplare come si contemplano i cieli aperti e gloria di Dio -ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio»- (At 7,55-56).


I poveri sono il regno di Dio -perché vostro è il regno di Dio-, Gesù seduto a terra, condizione di mendicità, alza gli occhi per guardare i poveri che ha davanti a sé e li chiama beati. Li rispetta nella loro dignità di “pidocchi-ptochoi”(così Luca appella i poveri), cioè coloro che, secondo i ricchi, non hanno proprio nulla, nada de nada, neanche la dignità, anzi sono sfruttati proprio dal ricco egoismo per accrescere la apparente e perbenista dignità del riccostesso.


E invece Dio ama i poveri e, mettendosi nella condizione incarnata e veritiera e credibile e autentica di mendicante, mostra quanta dignità hanno da condividere con Dio stesso.


Questa non appaia a noi, come un’ideologia, una lotta di classe, tanto meno come un “socialismo evangelico”, anzi è, proprio per il discepolo credente, la presa di coscienza che nulla può separare dalla condivisione tra uomo e uomo, anzi tra creatura e creatura…


poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità (Gal 5,6), non è la circoncisione della carne, cioè l’essere associati a gruppi identitari di potere e di privilegio, bensì la fedeltà all’umano e al suo riscatto per amore.


“La povertà costringe a servire gli altri: i poveri “devono” servire. La povertà porta umiliazione e umiltà e ci associa al vessillo di Cristo, la sua croce.” (S. Fausti)


Guai a voi ricchi, non ci distragga questa invettiva, Gesù non sta condannando a pene eterne infernali, questo lo facciamo noi con i nostri ingiusti e vendicativi giudizi, Gesù invita i ricchi, con una pedagogica e materna minaccia, a leggersi dentro (a leggerci dentro), per scoprirsi portatori di una conversione all’altro.


Chiunque esso sia. Smettendo di ridere sarcasticamente sulle fragilità dell’altro. Qualsiasi diversità esso abbia. Guai.


Una conversione portatrice di novità: accorgersi che ognuno di noi è povero/ricco. Povero quando liberamente si rende conto di vivere nella comunità delle relazioni per cui abbisogna di prossimità. Ricco quando, con supponenza e sufficienza, si ritiene autonomo, autarchico, svincolato da ogni carità sfruttando proprio il fratello per essere servito nei suoi privilegi. Concretamente, anche un saluto negato mostra la negazione di una corrispondenza di dignità. Ricco di odio.


“È ingiusto fare delle beatitudini una lettura solo intimistica. È però stolto farne una “classista”, che vede solo il male fuori di sé e demonizza l’“altro da me” come nemico…ognuno di noi è combattuto tra l’avere, il potere e l’apparire…e la chiamata del Signore alla povertà, al servizio e all’umiltà” (S. Fausti)


Amici e Amiche siamo, in compagnia di Luca, in un cammino inverso rispetto alle convenzioni e alle convinzioni del mondo. Dio si è fatto piccolo, povero e mendicante, è sceso dalla montagna (cfr Lc 6,12) dall’empireo religioso, per stare nel profano dell’umanità. Quanto ci è difficile ammetterlo e riconoscerlo. Eppure è beatitudine e felicità…guai a me se non annuncio il vangelo (1 Cor 9,16).


“chiedo solo a Dio che il dolore non mi sia indifferente, che la attesa morte non mi trovi vacillante, da solo, senza aver fatto abbastanza…”, cantava Mercedes Sosa in “solo le pido a Dios”.


Buona domenica.


VI domenica del tempo ordinario

dmc 13.02.2022

Alleluia, alleluia.


Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,

perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.


Alleluia.


Vangelo


Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone. Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.

Parola del Signore.


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