SOLECHESORGE

costui accoglie i peccatori e mangia con loro


Sale da pranzo. Inviti a cena. Banchetti nuziali. Convivi con servitù. Pranzi con ospiti improvvisi e raccogliticci. Pranzi con peccatori e prostitute.


Ma che razza di Dio è?


Gesù dice di essere mandato dal Padre, ma quale divinità si mischia e immischia con chi non può celebrarlo al tempio? E cominciarono a far festa. È incredibile!


Dio che pranza, che si lascia baciare, lavare, abbracciare, toccare e che lui stesso laverà i piedi durante una imbarazzante cena di tradizione pasquale. Non è credibile ai dotti e ai sapienti (lc 10,21) e le folle di piccoli gli credono. Tutto avviene fuori e lontano dal tempio.


Lui al tempio c’era andato da adolescente e aveva insegnato (LC 2,46) a guardare la fede “in modo capovolto”. L’altro punto di vista (cfr Gv 7). Dal basso all’alto. Così come fece da adulto all’amata, perché non condannata adultera (Gv 8,2-11). Ma nessuno del sistema religione ne fu convinto.


Ma che razza di Dio è?


Allora lui stesso racconta una parabola sulla felicità di una gioia condivisa. Un pastore, una donna, un padre che con-vocano per con-gioire.


Il ritrovare chi e ciò che è smarrito, chi e ciò che è perduto, chi e ciò che è alienato, chi e ciò che è insalvabile (Lc usa proprio questo termine per il figlio minore!) è l’azione di Dio. È l’amare di Dio la sua creatura che ha perso la somiglianza a Lui.


Il suo essere Dio è la ricerca dell’uomo, in qualsiasi dimensione e condizione ed età: anzi dove io mi penso finito c’è Lui con il suo incommensurabile ed infinito amore ad amarmi perché sono io. Come sono. Senza meriti.


Pecora nera, non agnellino, trovata e portata in spalla. Spicciolo involontariamente nascostosi e festa costosa tra amiche. Figlio lontano e affamato, figlio in casa e sazio di schiavitù.


Chi e ciò che è perduto è il soggetto ontologicamente principale della relazione di misericordia di Dio. Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (Mt 9,12-13).


Appare tutto sbilanciato nell’economia fallimentare di Dio: novantanove pecore abbandonate per congioire con gli amici per una trovata; neanche le dieci monete sarebbero bastate alla donna, per la festa improvvisata con le amiche e per il dispendio di energie per spazzare tutta la casa, ma per quella una trovata è “stato necessario”. Necessità di amare.


E quale padre da tutto il patrimonio spettante (!?) ad un figlio e poi passa la vita ad attenderne il ritorno per poter abbracciare, baciare, inginocchiarsi e spendere ancora risorse notevoli per far festa, per congioire? Neanche il figlio maggiore sa riconoscere queto smisurato misericordioso amore: non volle entrare.


La durezza disumanizzante delle regole si oppone alla grazia, ma la misericordia ostinatamente e in direzione contraria insiste: figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.


Amici e amiche cerchiamo anche noi ostinatamente di stare (essere - tu sei) sempre con lui per possedere la ricchezza, la più ricca, la più grande che la vita ci dona: la sua misericordia.



XXIV domenica tempo ordinario

11.09.2022

dmc


Alleluia, alleluia. Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,

affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19) Alleluia.

Vangelo Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-32 In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Parola del Signore.



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