SOLECHESORGE

Avete compreso tutte queste cose?

La domanda non è retorica e ci colpisce dritto allo stomaco; Gesù ci chiede direttamente come al solito con parresia e sfrontatezza, senza giri di parole, se abbiamo compreso le sue parabole e le rispettive sue spiegazioni.


Se avessimo compreso con Lui il senso delle stesse forse già da mo’ saremmo pieni di gioia e non risponderemmo in modo farisaico e pleonastico “”, senza di fatto che la gioia incida sulle scelte di vita: ipocrisia.


Così come sembra che anche i discepoli degli inizi fecero e infatti, più che essere gioiosi nonostante dicessero , sospettavano di chiunque fin di un cieco nato e mendicante, fin d’un lebbroso, fin d’una donna samaritana (eretica e adultera), fin di bambini; di fatto reagivano con rabbia agli oppositori “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,54); di fatto erano gelosi e per niente tolleranti "Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi tra i tuoi seguaci" (Lc 9,49); di fatto erano borghesi e refrattari preferivano andare ai lauti banchetti dei farisei che spezzare del pane con delle folle (cfr i vangeli del segno del pane moltiplicato).


Come vediamo c’è molto da riflettere.


Comprendere ancora oggi lo stile di Gesù agito con discepoli dalla fragile insignificante fede è facile ad un tempo -teoricamente-, e difficile allo stesso tempo -praticamente-; la sua mite pedagogia, agita appunto e manifestata innanzitutto con chi aveva a che fare, i discepoli di allora incoerenti ed incongruenti, e poi con chi ha a che fare oggi noi, mostra la sapiente tolleranza del Padre; la pedagogia di Gesù che sempre riparte dal nostro teatrale religioso per condurci ad un’esistenziale Eccomi, mostra lo sguardo benevolmente differente sulla realtà, perdonando l’ipocrisia ed educando alla verità.


Quasi a prenderci lo sconforto…e per Lui è pienezza di gioia


Comunque non demordiamo e con la stessa parresia cercheremo di lottare per realizzare, qui e ora, il regno dei cieli simile a ciò che più di prezioso c’è nella vita e per la vita: la pienezza di gioia appunto.


Ma seguiamo i passaggi di queste tre brevissime parabole, conoscendo i personaggi delle stesse: un generico uomo, cioè ognuno di noi -maschio e/o femmina-, non possidente il campo non è suo, forse che sia un lavoratore?; un mercante di perle e dei pescatori.


Il leit motiv è la ricchezza inaspettatamente trovata -in un campo-, nel grande valore -la perla preziosa-nella quantità -una rete piena- e nella qualità -i pesci buoni e i cattivi-. Inaspettatamente trovata ma cercata.


Una ricchezza sovrabbondante che cercata si è fatta trovare: la gioia desiderata, tanto bramata, troppe volte confusa con l’ilare felicità, si fa trovare diventando il tutto del tutto, vende tutti i suoi averi. La vita piena di gioia, ricca di tutto, cioè di niente!?


Una ricchezza sovrabbondante di grazia che trovata, perché cercata, rende il senso della vita più coerente con la vita di senso: la piena gioia di un’amicizia vissuta nell’alterità, la piena gioia di un amore cercato nell’umanità e trovato inaspettatamente in un’unica persona: comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? (profeta Isaia 55,1-2)


Una ricchezza sovrabbondante di psicologica libertà che, pur sapendo di soffrire per una cattiveria, si trasforma piena gioia, annientando la stessa cattiveria e recuperando nella salvezza divina il cattivo pescato dalla rete è simile nella mitezza al regno dei cieli.


Una ricchezza sovrabbondante gioia piena simile all’incontro con un’inattesa fede che niente può avere prodotto, che nessun merito può aver suscitato. Niente e tutto. Gratia gratis data che il cuore solo cerca di accogliere: opera gradita al Padre.


Non avere niente per essere tutto; essere tutto in vita; essere vivenza della sua caparbia mitezza; essere tutto in relazione di profetica e parabolica magnanimità: grano buono e zizzania, pesci buoni e cattivi


Gesù ci offre questa opzione forzata dell’unicità della scelta -il regno dei cieli- per le molteplici scelte -la città dell’uomo-; opzione rafforzata dall’impegno a stare, a crescere, a vivere con la zizzania e coi pesci cattivi, perché siamo buoni e proprio perché buoni capaci di divino: regno dei cieli.


Vendere tutto per avere tutto:

un unico solo campo rispetto ai disumani latifondi,

una sola perla preziosa rispetto ai forzieri del mondo,

una sola rete rispetto ai pescherecci del mondo.

Unicità della scelta per le molteplici scelte.

Parabola discendente di una storia, la mia, la nostra, che ascende in una gloriosa pienezza di gioia.

Il niente è tutto. Fede vissuta in una realtà sempre alternativa, in cui l’unicità è la pienezza del tutto.

Un solo Dio Padre di tutti (Efesini 4,6) per il tutto della gioia piena.


Buona domenica

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25)

Alleluia.

Vangelo

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 13,44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano